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Settimana delle banche centrali

Questa settimana (dal 27 aprile al 1° maggio) è la «Super Central Bank Week», durante la quale le banche centrali di Giappone e Stati Uniti annunceranno le loro politiche monetarie.
La scorsa settimana non si sono registrati sviluppi significativi nella situazione mediorientale e i titoli dei giornali hanno riportato solo notizie di reciproche manovre di contenimento.

Da parte degli Stati Uniti, vi è il desiderio di sbloccare la situazione, ma mancano gli spunti per farlo; d’altra parte, si vuole evitare di cedere per primi.
Il blocco dello Stretto non rappresenta un danno così grave per gli Stati Uniti, in quanto paese produttore di petrolio. È comunque preferibile rispetto al consumo massiccio di missili.
Tuttavia, il presidente Trump ha le elezioni di medio termine alle porte e questa situazione non è sostenibile.

D’altra parte, l’Iran subisce un duro colpo economico dovuto all’impossibilità di esportare petrolio.
Inoltre, anche i danni alle infrastrutture causati dagli attacchi rappresentano un grave danno.

In teoria, l’Iran vorrebbe porre fine al conflitto al più presto e avviare la ricostruzione, ma detesta cedere nei negoziati.
Si dice inoltre che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie abbia assunto una posizione piuttosto intransigente.
Di conseguenza, questa situazione è destinata a protrarsi per almeno un altro mese.

I momenti cruciali saranno la “riunione di politica monetaria della Banca del Giappone”, i cui risultati saranno resi noti martedì intorno a mezzogiorno, e il “FOMC (Comitato federale per il mercato aperto)”, i cui risultati saranno resi noti nelle prime ore di giovedì (a tarda notte di mercoledì).
Poiché le prospettive future sui tassi d’interesse in Giappone e negli Stati Uniti sono in contrasto, è possibile che si verifichi la più alta volatilità dell’anno nel cambio dollaro-yen.

In tal caso, sembra una scelta prudente acquistare il dollaro nei momenti di ribasso.