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L’euro non accenna a scendere nonostante le rivolte in Francia

Durante il fine settimana, i notiziari televisivi hanno riportato le immagini di Parigi devastata dai disordini e, nelle prime ore del mattino, il mercato di Sydney ha aperto con il cambio euro-dollaro in calo a circa 1,1180.
Tuttavia, con l’entrata in scena degli operatori del mercato di Tokyo, il cambio è stato rapidamente riportato a circa 1,1230.
Anche sul mercato europeo il cambio è sceso temporaneamente intorno a 1,1190, per poi tornare nella fascia di 1,1220.

Il fatto che il cambio euro-dollaro non scenda nonostante il peggioramento della situazione in Europa indica probabilmente che l’attenzione del mercato si sta spostando dal caos dei titoli di Stato francesi ai timori di un eccesso di investimenti nell’intelligenza artificiale.
Quest’ultimo aspetto rappresenta infatti una preoccupazione maggiore.

Questa settimana si vorrà valutare l’andamento del mercato azionario statunitense, ma il mercato ha iniziato a ritenere che gli investimenti eccessivi nell’intelligenza artificiale e il rallentamento nella costruzione dei data center potrebbero portare a una recessione economica negli Stati Uniti.
Fino a quando tali preoccupazioni non saranno dissipate, si prevede un andamento leggermente ribassista per il dollaro.

È stato reso pubblico il discorso del governatore Ueda in occasione del Congresso nazionale dei titoli, ma, trattandosi di contenuti in linea con quanto affermato in precedenza, non è stato considerato un elemento di particolare rilevanza.
Oggi si è assistito a un’intensa attività di riacquisto delle posizioni corte sull’euro aperte ieri, il che sembra indicare una preparazione in vista dei prossimi movimenti di mercato.
Sebbene si tenga conto delle elezioni presidenziali francesi, queste si terranno il 18 aprile del prossimo anno: una data troppo lontana per continuare a considerare questo fattore come un elemento determinante.

La prossima settimana sono previsti gli annunci di politica monetaria delle principali banche centrali: il FOMC, la BCE e la Banca del Giappone.
Per completezza, si aggiungono anche le banche centrali della Nuova Zelanda e del Canada.
In vista della prossima settimana, potrebbe essere opportuno rilassarsi un po’.

Nel breve termine, sembra prevalere l’aggiustamento delle posizioni.